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CRONACHE DEGLI EVENTI

 

 

 

16 marzo 2016

 

LA TENUTA DEL PRESIDENTE,

UN’OASI INCONTAMINATA A POCHI CHILOMETRI DA ROMA

 

 

La partenza

 

Sabato 16 marzo, piazzale dei Partigiani, ore 8,30: siamo tutti in attesa del ritardario di turno (in ogni gita ce n’è uno). Questa volta è Ioannilli, che si presenta un quarto d’ora dopo l’orario stabilito per la partenza, le 8,30 appunto.

Il simpatico e arzillo Socio si scusa e pullman promette di pagare il caffè a tutti (esagerazione, siamo più di cinquanta!), ma per fortuna non c’è la fretta che caratterizza abitualmente tutte le iniziative turistiche dell’Associazione, perché il luogo dove dobbiamo arrivare è a pochi chilometri dal punto di partenza e lì ci attendono tra le 9,30 e le 9,45.

Possiamo, quindi, prendercela con comodo e, data la breve distanza, non dobbiamo neanche fare la consueta sosta per la colazione (un modo elegante per evitare di citare un’altra necessità fisiologica, ben tenuta bisdiversa da quella alimentare).

La  meta prescelta è la Tenuta di Castelporziano, il cui ingresso si trova sulla via Cristoforo Colombo, a un tiro di schioppo dal Palazzo dello Sport.

Per ottenere il permesso di accedervi, gli organizzatori dell’Associazione hanno dovuto inviare al Quirinale con notevole anticipo (almeno 15 giorni lavorativi prima della data fissata) i nomi dei visitatori con i dati anagrafici e gli estremi di un documento di riconoscimento.

Successivamente, però, non è stato più possibile modificare la lista spedita per e-mail e per fax (come sempre accade, c’è stato qualche Socio che, dopo l’iscrizione, ha rinunciato per cause di forza maggiore e qualche altro, invece, che ha chiesto con un po’ di ritardo di partecipare) e quindi, a malincuore, Crespi & company hanno dovuto dire no a vecchi amici come Vittoria Santelli e la figlia, Romina Bianchi, e i coniugi Quaranta.

Questo rigore da parte dei preposti alla Tenuta è dovuto la necessità di effettuare controlli sull’identità dei visitatori con congruo anticipo da parte delle forze dell’ordine (c’è il caso che una gita avvenga quando a Castelporziano si trovi il Presidente della Repubblica con degli ospiti) e di questi tempi tali controlli non si possono certamente definire esagerati. Persino il nome dell’autista del pullman, il numero del suo cellulare, la fotocopia della sua patente di guida e la targa del veicolo sono stati trasmessi al Quirinale il 14 marzo, due giorni prima della gita. 24 ore di ritardo nella trasmissione di questi ultimi dati e il permesso di entrare nella Tenuta sarebbe stato revocato.

 

L’arrivo

 

20160312_093839Quando giungiamo a destinazione (non sono ancora le 10), si aprono i cancelli della Tenuta, il pullman entra e si ferma subito per far scendere il Vice Presidente Crespi (con il Consigliere Gioia svolge la funzione di accompagnatore) e l’autista che lasciano i loro documenti ai Carabinieri addetti al controllo di chi entra. Poi i due risalgono sul mezzo e con loro sale anche un’agente della Forestale, incaricata di farci da guida.

mattarellaIl suo nome è Alessia, una bella donna ancora piuttosto giovane, che ci conquista subito per simpatia e preparazione. Preparazione che, come ci dirà nel corso della visita, si è fatta da sola, senza partecipare a corsi specifici che, in realtà, avrebbe dovuto organizzare la struttura cui appartengono lei e i suoi colleghi: infatti, quando il Presidente Mattarella ha deciso di aprire la Tenuta al pubblico (gruppi e scolaresche soprattutto), gli agenti della Forestale sono stati incaricati di fare da guide, ma senza che venisse data loro alcuna informazione particolare sulla storia e la natura del luogo. Allora, con molto senso di responsabilità e di rispetto verso i visitatori (“volevamo essere in grado di rispondere alle domande evitando così di fare brutte figure”), Alessia e gli altri agenti, di loro iniziativa, si sono “acculturati”, studiando le origini storiche della località e imparando persino a riconoscere e descrivere la notevole varietà di flora e fauna ivi esistente. Un raro esempio di serietà professionale e, ripetiamo, di rispetto verso la gente.

viale alberatoIl pullman si inoltra in un viale alberato e Alessia inizia a ragguagliarci sulla Tenuta e a descrivercene gli aspetti multiformi e quasi incantati che si presentano via via ai nostri occhi.

Se dovessimo scrivere esattamente tutto ciò che la nostra guida ci dice e ci fa vedere, riempiremmo una quantità industriale di spazio sul sito che “terrorizzerebbe” i possibili lettori e quindi proviamo a farne una sintesi il più possibile esaustiva e fedele, aiutandoci anche con il depliant fornitoci da Alessia.

 

La Tenuta

 

La Tenuta Presidenziale di Castelporziano, ubicata a circa 25 chilometri dal centro di Roma e comprendente anche altre località (Trafusa, Trafusina, Riserve Nuove e Capocotta), si estende su una superficie di quasi 6mila ettari, delimitata da via Cristoforo Colombo, dalla strada statale Pontina ed in parte dalla litoranea che da Ostia va ad tenutaAnzio.

Come abbiamo detto all’inizio di questa cronaca, la Tenuta è sottoposta a strettissima sorveglianza che in loco viene esercitata contemporaneamente da Carabinieri, Polizia di Stato, Finanzieri e, ovviamente, dalla Forestale, anche se con funzioni e responsabilità diverse.

Questa sorveglianza è mirata pure a preservare e tutelare un’oasi naturalistica di straordinaria bellezza, nel cui unico insediamento abitativo, il Borgo, risiedono numerose famiglie, per un totale di circa trecento o quattrocento persone, addette alla manutenzione del territorio e alla cura del bestiame che vi viene allevato.

 

La storia

 

La Tenuta, ci dice Alessia, oggi si presenta praticamente nell’assetto dato dai Grazioli, una ricca famiglia romana di origini non aristocratiche, che l’aveva acquistata nel 1821 per quasi 81.000 scudi dalla vedova dell’ultimo dei Del Nero, nobili fiorentini che, a loro volta, l’avevano comperata nel XVI secolo per una cifra elevatissima dall’Arciospedale di Santo Spirito. Vincenzo Grazioli, colui che aveva sborsato gli 80mila e passa scudi, ottenne da papa Gregorio XVI il titolo di barone di Castelporziano e lui e i suoi discendenti si dedicarono intensamente al risanamento della loro nuova proprietà costruendovi strade, ristrutturando i manufatti e gli edifici esistenti e ampliandola con l’acquisizione delle vicine Tenute di vitt. emanuele iiTrafusa e Trafusina.

Dopo la conquista di Roma da parte dei piemontesi nel 1870 e la conseguente caduta dello Stato pontificio, il possedimento dei Grazioli fu acquistato dal neonato Regno d’Italia ed entrò a far parte dei beni demaniali della Corona come tenuta di caccia e luogo di soggiorno insieme con un’altra tenuta, quella di Capocotta, al cui acquisto provvide con i suoi fondi personali Sua Maestà Vittorio Emanuele II.  

Il cosiddetto Re galantuomo e i suoi successori divennero abituali frequentatori della Tenuta fino alla II guerra mondiale, nel corso della quale vi stabilirono invece i loro comandi dapprima i tedeschi e poi gli alleati.

Alla conclusione del conflitto, la Tenuta di Castelporziano fu annessa ai beni immobiliari del Presidente della Repubblica (il referendum istituzionale del 2 e 3 giugno 1946 aveva “cancellato” la monarchia e costretto Umberto II di Savoia a lasciare l’Italia) e con essa soltanto un quinto della tenuta di Capocotta, perché gli altri quattro quinti rimasero di http://tse1.mm.bing.net/th?&id=OIP.M62c2322cb96385f41c95980601ea7e7do0&w=205&h=142&c=0&pid=1.9&rs=0&p=0proprietà dei Savoia che, come abbiamo saputo proprio da Alessia, l’avevano acquistata con il loro denaro.

Nel 1966 l’allora Presidente Giuseppe Saragat compì un gesto altamente significativo regalando una consistente porzione della spiaggia della Tenuta al Comune di Roma: grazie a questa donazione, da quella data la capitale d’Italia può vantare la più grande spiaggia libera d’Europa.

Altro gesto significativo fu quello del Presidente della Repubblica Giovanni Leone, successore di Saragat: nel 1978 proibì ogni attività venatoria all’interno della Tenuta, che assunse in tal modo la caratteristica di oasi faunistica.

presidente leoneInfine, nel 1985 Castelporziano aumentò di dimensioni annettendosi, grazie ad un costosissimo esproprio, circa 1000 ettari dell’area di Capocotta che, nel frattempo, era stata lottizzata e ceduta dai Savoia a numerosi privati.

Ma la storia della Tenuta, prosegue Alessia, ha origini ben più antiche: il suo territorio risulta abitato dall’uomo fin dalla preistoria secondo quanto attestano i ritrovamenti rinvenuti lungo la via Pontina e durante l’apertura di via Cristoforo Colombo.

Numerosi reperti di ville di alto prestigio dell’età imperiale romana, poi, provano che il luogo era stato scelto dall’antica aristocrazia romana proprio per la sua vicinanza al mare. Le ville erano collegate a Roma grazie ad un efficiente sistema stradale costituito dalle vie Ostiense, Severiana e Laurentina: ennesima testimonianza delle capacità ingegneristiche ed urbanistiche di quelli che per più di mille anni furono i dominatori del commodomondo occidentale allora conosciuto.

 La nostra brillante e colta guida ci indica i resti di un acquedotto e della villa - con relative terme private fornite di calidarium, tepidarium, frigidarium e palestra - dell’imperatore Commodo (180 d. C.), che rimase affascinato dalla bellezza del contesto ambientale di questa residenza, da lui scelta per mettersi al sicuro dalla pestilenza che all’epoca stava mietendo vittime a Roma.

Dissoltosi l’impero romano e passato il periodo oscuro e terribile delle invasioni barbariche, il territorio, divenuto proprietà della Chiesa, nel corso degli anni venne affidato a feudatari del Vaticano e utilizzato da costoro sempre come tenuta di caccia per le sue peculiarità: la flora tipica della macchia mediterranea e la grande quantità e varietà di animali.

Nel 1568 i Del Nero, una famiglia di origine fiorentina, comperarono la Tenuta, ma non furono in grado di grado di mantenerla adeguatamente, assicurando ad essa e a chi vi abitava condizioni di sicurezza e di decoro dignitose, finché, come Alessia ci ha detto all’inizio della sua presentazione del luogo, l’ultima rappresentante della casata toscana non la cedette ai Grazioli, i quali la risanarono e la riportarono ad un livello di tutto rispetto.

 

La visita

 

Durante il racconto della storia della Tenuta, ci fermiamo per andare dapprima a visitare il 20160312_095552piccolo e prezioso Museo delle Terme, in cui sono esposti alcuni reperti archeologici rinvenuti durante gli scavi, tra i quali i frammenti di una volta dipinta e ricomposta in modo da poter dare un’idea verosimile della moda del tempo.

Ci sono anche resti di pavimenti particolarmente pregevoli con mosaici colorati, indice dell’agiatezza  dei  proprietari, e si può anche ammirare la statua, a grandezza naturale, di un discobolo, priva della testa, di un braccio e di una parte della gamba. Nonostante sia una copia (l’originale, infatti, è conservato al Museo delle Terme di Roma) è davvero splendida ed è un altro esempio delle vette alle quali erano giunti gli artisti dell’epoca.

Visitiamo anche una piccola chiesa dove ci colpiscono un fonte battesimale con una copertura in argento di notevole fattura e un elegante inginocchiatoio, che farebbe la sua figura in qualsiasi arredamento, anche in quello delle nostre case, come molti di noi affermano appena lo vedono.

20160312_102430Altro momento coinvolgente è quello della proiezione di un documentario sulla storia della Tenuta e la visione, grazie ad un fantascientifico e multiforme schermo, delle immagini dei danni che l’uomo, con le sue attività, provoca alla natura e agli animali.

A proposito di animali, è interessante la sala dove sono esposti alcuni degli abitanti non umani (impagliati, ovviamente) della Tenuta, tra cui un gufo, un airone, un’aquila e un gatto selvatico.

Alessia ci conduce poi in una sorta di rimessa dove sono conservate, in ottimo stato, numerose carrozze, i mezzi di locomozione dei secoli passati in uso fino alla prima metà del ‘900: alcune sono lussuosissime, imbottite e riccamente adornate (erano utilizzate dai 20160312_105852Savoia), altre più sobrie e sportive, una delle quali (la spider dell’epoca) doveva raggiungere una discreta velocità per via della sua forma aerodinamica (certo, anche per la forza dei garretti del cavallo), ma doveva essere di una scomodità totale: dopo una corsa su di essa, il passeggero sicuramente scendeva tutto indolenzito a causa delle scosse subite (ad ammortizzatori, infatti, lascia alquanto a desiderare). 

 

 

Piante e animali

 

Risaliamo sul pullman e arriviamo nella zona nord dove sono allevati, praticamente allo stato brado, cavalli e  bovini maremmani.

20160312_111245A proposito di questi ultimi, Alessia ci informa che i maschi, i tori cioè, hanno lunghe corna a forma di mezzaluna mentre le vacche hanno le corna a forma di lira (naturalmente si riferisce allo strumento musicale e no alla moneta italiana che è stata soppiantata dall’euro).

Poi ci mostra una mandria di sole vacche, nella quale vive un daino che si è perfettamente integrato con esse e ormai si comporta come se fosse un bovino maremmano.

Dopo averci parlato a lungo della storia della Tenuta, la preparatissima guida passa a parlarci della flora e della fauna che la caratterizzano.

Vboscoi sono boschi di querce (farnia, leccio, cerro e sughera), piante di alto fusto (pino domestico, alias pino marittimo, frassino, olmo, acero, ippocastano, melo, pero selvatico), eucalipto (come tutti sanno non è autoctono, ma è stato immesso per sanare le zone paludose) e macchia mediterranea.

A Capocotta ci sono invece tuje, noccioli, aranci, filliree e pinete.

Nel sottobosco crescono le piante tipiche della macchia mediterranea: mirto, lentisco, corbezzolo, erica, ginestra, alloro, oleastro, rosmarino, rovo, ginepro, prugnolo, biancospino, e asfodelo.

Insomma, una quantità di piante, alcune anche rare, veramente eccezionale: di loro si occupa con particolare cura un team di esperti. Di tutte queste piante Alessia ci fornisce notizie e ci indica aspetti insoliti, che non siamo riusciti a memorizzare e di ciò ci scusiamo.

Nei boschi, essendo vietata la caccia, vive un gran numero di animali, tra i quali il cinghiale, il daino, il cinghialecapriolo, il cervo, la volpe, l’istrice, il tasso, la martora, le lepri e i conigli selvatici. Per mantenere il giusto equilibrio, mancando predatori di grande taglia, gli bio-etologi della Tenuta decidono quanti e quali esemplari di questi animali possono essere abbattuti. Le loro carni, insieme a quelle dei bovini maremmani macellati, vengono vendute da una nota catena di supermercati con il marchio della Tenuta.

Non mancano i volatili stanziali, tra cui fagiani, ghiandaie, barbagianni, corvi, nibbi bruni, aironi rossi e cinerini, garzette, gufi reali, alzavole e germani reali.

Spesso, ci dice Alessia, durante le visite si vedono alcuni di questi animali; noi, invece, siamo sfortunati, perché non ne incontriamo nemmeno uno tranne un fagiano maschio, dagli splendidi colori, che, per nulla intimidito dalla nostra presenza, passeggia tranquillamente, quasi pavoneggiandosi, in uno spiazzo erboso.

20160312_112030Per darci un po’ di soddisfazione e per farci vedere quindi qualche animale locale da vicino, la gentile guida ci conduce dai cavalli “in pensione”.

In un ampio terreno recintato trascorrono gli ultimi anni di vita i quadrupedi dei corazzieri, troppo anziani per continuare a “prestare servizio”: sono socievolissimi, appena ci avviciniamo raggiungono il recinto e sporgono i musi, accettando volentieri carezze, erba e caramelle.

dune Prima di ritornare indietro, Alessia ci indica un punto dal quale si scorge il mare: la vista è altamente suggestiva e l’agente della Forestale ci spiega che le tante dune, che arrivano fino all’acqua salata, sono ricoperte dal cardo selvatico e da cespugli di erbe striscianti che allignano sulla sabbia e sopportano senza danni gli effetti del vento salmastro, per altre piante assolutamente letale. Un’altra peculiarità della Tenuta che la rende così particolare.

 

 

 

Il pranzo

 

La visita è finita e, risaliti sul pullman, ci avviamo verso l’uscita: Crespi, a nome di tutti i partecipanti, che accompagnano le sue parole con un fragoroso applauso, ringrazia l’agente 20160312_093846della Forestale per la preparazione, la disponibilità e la cordialità dimostrate.

A sua volta Alessia ringrazia noi dell’attenzione che le abbiamo prestato, dichiarando che le fa sempre molto piacere accorgersi che il suo lavoro viene apprezzato e che la Tenuta susciti sempre sensazioni così intense.

D’altra parte non potrebbe essere diversamente: si tratta, infatti, di un habitat assolutamente unico e veramente suggestivo, da non credere che possa trovarsi e conservarsi praticamente incontaminato a così poca distanza dal caos quasi invivibile della capitale.

La visita è durata più di tre ore (sono quasi le 13,30), trascorse però in un amen: è proprio vero, quando non ci si annoia e si vedono posti interessanti, il tempo vola!

Crespi e l’autista riprendono i loro documenti e il pullman raggiunge il ristorante Zenit  ad Ostia, sul lungomare Amerigo Vespucci.

Il locale è ampio, accogliente e il pranzo non è deludente, tutt’altro.

risotto scampiA chi piace il pesce, la stragrande maggioranza di noi, Riccardo, il proprietario dello Zenit, fa servire un ricco antipasto (insalata di mare, carpaccio di polipo, salmone e alici marinati, polenta grigliata), paccheri al sugo con vongole e zucchine julienne, risotto alla crema di scampi, orata in crosta di patate e verdure grigliate.

Ai “carnivori”, invece, vengono serviti antipasto di terra (affettati misti, formaggio, olive e polenta grigliata), rigatoni all’amatriciana, risotto ai funghi porcini, saltimbocca alla romana e verdure grigliate.

Per tutti tiramisù, vino bianco o rosso, acqua minerale gassata o naturale e caffè.

Piatti ben cucinati e abbondanti, servizio cordiale, atmosfera gradevole, ma un unico neo: troppo tempo tra una portata e l’altra (abbiamo cominciato poco dopo le 14 e abbiamo terminato ben oltre le 16, un po’ troppo, almeno per i nostri gusti). Però, forse, siamo soltanto noi a considerare eccessive le ore passate a pranzare (anche perché noi ci siamo limitati all’antipasto e ad un pesce lesso), mentre tutti gli altri commensali  si divertono e apprezzano moltissimo i manicaretti dello chef. 

Per fortuna la compagnia gradevole non ci fa pesare le troppe ore seduti al desco. Il nostro vicino di destra a tavola, simpaticissimo e di cui non facciamo il nome per saltimbocca bisrispetto della privacy, desta la nostra ammirazione e la nostra invidia “spolverandosi” tutto il cospicuo menu di pesce, il risotto con i funghi della moglie (che aveva scelto la carne e non ce la faceva a mangiare tre primi, avendo preso dopo l’amatriciana il risotto con la crema di scampi, unica vivanda di pesce che gradisce), metà dei saltimbocca alla romana della gentile consorte e metà dell’orata di una signora, seduta di fronte a lui, a sua volte moglie di un Socio per così dire storico, la quale, dopo l’antipasto, i paccheri e il risotto, si è dichiarata fuori dai giochi, vale a dire incapace di mandare giù un altro boccone.

Tra una chiacchiera e l’altra, scopriamo che il nostro amico, oltre ad avere uno stomaco di ferro, è un provetto giocatore di poker, di cui conosce tanti trucchi e trucchetti al punto che riteniamo non sarebbe mai il caso di sfidarlo a questo complesso gioco di carte dove la fortuna ha certamente il suo peso, ma contano anche sangue freddo, abilità e capacità psicologiche.

 

Il ritorno

 

Finito il pranzo, risaliamo sul pullman sazi e lieti di aver trascorso una giornata piacevole sotto tutti gli aspetti, nella quale cultura, ambiente e cucina si sono miscelati felicemente. Anche il tempo è stato dalla nostra parte: niente pioggia, temperatura mite e sole quanto basta.

La testimonianza della nostra soddisfazione è data dal caloroso e spontaneo battimani rivolto al Vice Presidente Crespi quando ci ringrazia della partecipazione, sottolineando che le fortune dell’Associazione dipendono sempre dalla nostra adesione alle varie iniziative proposte.

La nostra speranza è che anche la prossima gita, quella a Capalbio, sia organizzata con le medesime meticolosità ed efficienza di questa odierna.

 

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Le foto della visita alla Tenuta sono di Giovanni Scimeca

 

 

 

 

15 febbraio 2016

 

 

A NETTUNO LA SECONDA GIORNATA SOCIALE DEL 2015

 

 

La partenza da piazzale dei Partigiani

 

Verso le 9 di sabato 12 dicembre i tre pullman, messi a disposizione dall’Associazione per portare i Soci a Nettuno, lasciano piazzale dei Partigiani e si dirigono verso quella che sin dal tempo dell’antica Roma era una accogliente località balneare.

nettuno 1Nettuno  è stata scelta dalla Commissione Grandi eventi per trascorrervi la Giornata sociale d’autunno, tradizionale occasione d’incontro tra colleghi ormai in pensione che, per l’età, i malanni da essa derivanti e per ragioni familiari (fare le nonne o i nonni è un compito gratificante, ma spesso anche faticoso e impegnativo), quasi mai riescono a vedersi o a sentirsi. Ma anche per stringere o rinnovare amicizie con colleghi ancora in attività.

Il programma prevede l‘arrivo dei pullman nei pressi del Santuario di Nostra Signora delle Grazie e di Santa Maria Goretti, la visita libera della città e poi, verso le 12,30, il trasferimento, villa borghese nettunoovviamente a bordo dei tre veicoli, al Ristorante Villa Borghese, situato nell’omonimo Parco, dove verranno “celebrati” il momento conviviale e le premiazioni, quella dei ragazzi vincitori delle Borse di studio messe in palio dall’Associazione e quella dei Soci andati in pensione nell’arco degli ultimi 12 mesi (i loro nomi sono riportati in calce a questa cronaca).

Nell’occasione il Gaipe (Gruppo di acquisto interassociativo prodotti di eccellenza), con il quale l’Associazione collabora ed è tra i soci fondatori, esporrà e metterà in vendita alcune specialità gastronomiche regionali.

 

L’arrivo a Nettuno

 

IMG_7801_(1024_x_768)Dopo la solita sosta in una stazione di servizio per la colazione (e soprattutto per necessità “idrauliche”), arriviamo a destinazione verso le 10,30 e naturalmente, dato che i pullman hanno parcheggiato nella sua area, entriamo nella chiesa dove è custodito il corpo della fanciulla, martire della purezza.

Posizionato lungo la costa, alla fine del lungomare Giacomo Matteotti, il tempio, divenuto nel 1970 Basilica minore per volontà di papa Paolo VI, risale al XVI secolo ed è stato edificato dove un tempo esisteva una chiesetta dedicata all'Annunziata.

Proprio per la vicinanza al mare e quindi per la corrosione dovuta alla salsedine e al vento, il Santuario, considerato uno dei monumenti più importanti di Nettuno e più amato dagli abitanti della zona, ha subito diversi restauri ed è stato anche chiuso all’accesso dei fedeli più di una volta. L’ultima fu nella seconda metà dello scorso secolo ed esattamente dal 1966 al 1969: la riapertura coincise con una nuova collocazione della statua della Madonna delle Grazie e della risistemazione della cripta di Santa Maria Goretti, le cui spoglie vi furono traslate nel 1929.

 

 

La visita al Santuario

 

 

Prima di entrare, ci soffermiamo ad ammirare l’imponente esterno della Basilica, IMG_7808_(1024_x_768) caratterizzato da un porticato, da tre portali (quello centrale è sovrastato da un arco) e dalle statue di due angeli collocate sul cornicione che separa la parte inferiore della facciata da quella superiore, sulla quale è visibile un ampio rosone.

Nell’interno a tre navate divise da pilastri ci colpiscono, come una sorta di gigantesco caleidoscopio, i giochi di luce creati dai raggi solari che passano attraverso le vetrate colorate.

La statua lignea della Madonna, Nostra Signora delle grazie, patrona della città di Nettuno.In una nicchia dietro l’altare maggiore si trova la statua lignea della Madonna: la tradizione vuole che sia arrivata a Nettuno nel XVI secolo a seguito di un naufragio di una nave che trasportava alcune statue sacre provenienti dall’Inghilterra, dove re Enrico VIII, nell’ambito dello scisma anglicano da lui voluto, aveva iniziato una lotta spietata contro la chiesa cattolica, i suoi beni e i suoi simboli. In quella tragica situazione i marinai chiesero aiuto alla Madonna e, soccorsi dai pescatori nettunensi, donarono ai loro salvatori tre delle statue portate santa gorettia riva, che oggi sono esposte nella Basilica. Da allora la Madonna delle Grazie è diventata la patrona di Nettuno e a maggio di ogni anno viene portata in processione fino al mare.

Naturalmente non manchiamo di scendere al piano inferiore del Santuario dove si trova, appunto, la cripta con le spoglie della Santa bambina, vissuta a Nettuno, in località Le Ferriere, e uccisa nel 1902, a soli 11 anni, per non aver ceduto alle brame libidinose del ventenne Alessandro Serenelli.

I suoi resti mortali, ricomposti in una statua di cera, sono esposti in un’urna di bronzo.

IMG_7815_(1024_x_768)In una sala della cripta vediamo anche sei diorami, eseguiti dagli artisti dell’associazione Amici del presepe” di Anzio e Nettuno, nei quali sono rappresentati i momenti più significativi della breve vita IMG_7796_(1024_x_768)della Santa, canonizzata da Pio XII nel 1950.

Terminata la visita del Santuario, la pigrizia prevale e confessiamo di essere tra coloro che, invece di inoltrarsi nelle strade tortuose e strette del Borgo medievale o di recarsi a vedere le funzionali strutture del Porto, preferiscono sedere al bar a bere un aperitivo e conversare piacevolmente in attesa di risalire sul pullman per andare a pranzo.

Tra una chiacchiera e l’altra si finisce inevitabilmente per parlare di quando lavoravamo in Acea (“come era diversa l’Azienda di ieri, la nostra, da quella di oggi” è un tormentone scontato ma che, purtroppo, attualmente trova fondatezza nei fatti e nelle lamentele di tanti utenti, o clienti come ormai sono chiamati da diversi anni, e di tanti dipendenti in servizio) e quindi di molti ex colleghi, alcuni dei quali purtroppo non ci sono più o non hanno potuto partecipare alla Giornata sociale per il peso degli anni.

 

Il momento conviviale

 

IMG_1822Sono passate da non molto le 12,30 quando tutti ritornano ai pullman e quindi ci possiamo trasferire al Ristorante Villa Borghese.

La location, come si suole dire ora, è degna di nota: il locale è immerso nel verde, l’ambiente è gradevole, l’apparecchiatura elegante, ma la sistemazione riservataci (quasi tutti noi delle Medaglie d‘Oro siamo in una sala, i rimanenti, non molti per la verità, in un’altra) non è delle migliori per via della presenza di un altro gruppo nella seconda sala e pertanto lo spazio tra un tavolo e l’altro è esiguo.

Inoltre, l’altro gruppo ha richiesto e ottenuto un accompagnamento musicale e il suono “sparato” a tutto volume sovrasta le nostre voci e rende difficoltoso scambiare due parole persino con chi ci siede accanto.

In compenso il menu è abbondante e di livello più che accettabile; si comincia con l’aperitivo di “benvenuto”, preludio ad una serie di antipasti: prosciutto crudo, mozzarella affumicata, formaggio fresco e formaggio stagionato, salame di Milano, spiedini di cotto, verdure miste di stagione e tartine al pomodoro e al pesto.

Si va avanti con i primi - risotto ai funghi porcini e pasta corta, rigorosamente casereccia, all’amatriciana - e quindi si procede con l’arrosto misto (salsiccia, fusello di pollo, spiedino, bocconcino di scottona) guarnito con insalata e patate al forno.

Naturalmente, per facilitare lo stomaco ad accogliere tanta grazia di Dio, acqua minerale frizzante o naturale, Vermentino di Sardegna e Rosso novello a tutto spiano.

Francamente IMG_1818ammiriamo quanti, e non sono pochi, riescono a mangiare tutte le pietanze elencate nel menu. Noi non rientriamo tra quelli, non ne siamo più capaci. Anni fa, troppi per la verità, esageravamo pure.

I camerieri volteggiano da un tavolo all’altro per accontentare tutti i commensali e, quando servono la frutta (arance e clementine), si capisce che sta per arrivare il clou della Giornata sociale, il tradizionale discorso del Presidente e le premiazioni.

 

 

Il discorso del Presidente e le premiazioni

 

Difatti Gianni Gradi prende il microfono e, nonostante il frastuono del sottofondo (si fa per dire) musicale, riesce a farsi sentire per ringraziarci della partecipazione e  aggiornarci sullo “stato di salute” dell’Associazione.

Innanzi tutto grazie di essere qui e di averci permesso, quindi, di organizzare ancora una volta questo evento. Ora siamo arrivati al dolce, ma prima del taglio della torta dobbiamo procedere ad un adempimento che facciamo volentieri ogni anno durante la Giornata sociale di dicembre, vale a dire la premiazione dei ragazzi vincitori delle Borse di studio messe in concorso dall’Associazione ad aprile.

Procederemo anche alla premiazione di quei Soci andati in pensione negli ultimi 12 mesi, ai quali daremo un piccolo omaggio: un gadget niente affatto importante dal punto di vista IMG_1825venale, ma dall’alto significato morale perché è un riconoscimento dell’Associazione a chi per 40 anni ha dato la sua fattiva collaborazione all’Acea.

Con questo piccolo ma simbolico gesto ci sostituiamo all’Azienda che, a chi esce dalla produzione, oltre al dovuto dal punto di vista economico (liquidazione e quant’altro), non ritiene opportuno rilasciargli un attestato o qualcosa di simile in segno di riconoscenza”.

A questo punto il Presidente chiama Francesca Romana Fiorelli, vincitrice della Borsa di studio per la laurea in infermieristica: la ragazza non c’è e l’assegno viene consegnato alla mamma, la collega ancora in servizio IMG_1827 (10)Manuela Galassi.

E’ ancora un’altra mamma, Rita Anna Sorrentino, a fare le veci della figlia, Eleonora Lombardo, anch’essa assente, perché, come dice spiritosamente Gradi, “queste ragazze ovviamente preferiscono fare altre cose piuttosto che pranzare con tanti anziani come noi”.

Assente è pure Flavia Zendri, il cui padre, Emiliano, è un dirigente dell’Acea: a ritirare il premio ci pensa Angela Semidai, “storica” Consigliera dell’Associazione e nonna della giovane laureata in veterinaria.

Così come sono pochi i vincitori delle Borse di IMG_1829 (1)studio presenti all’odierna manifestazione, anche quasi tutti i Soci andati in pensione nell’ultimo anno hanno preferito rimanere a casa.

Sono, infatti, soltanto Sandro Pezzotti  e Aldo Zini a ricevere dalle mani del Presidente un set di penne con il logo dell’Associazione e la medaglia coniata in occasione del cinquantenario del Sodalizio.

Un modesto omaggio dal punto di vista economico - tiene a ribadire Gradi - ma di alto valore simbolico, che testimonia la maggiore sensibilità dell’Associazione rispetto all’Azienda nei confronti di chi va via dopo tanti anni di servizio”.

IMG_1832A proposito di Azienda - prosegue il numero uno del Sodalizio - desidero aggiornavi sui nostri rapporti con essa. Avete sicuramente letto nella mia lettera di introduzione al programma dicembre 2015 - aprile 2016 che l’Acea per 2 anni consecutivi non ci ha erogato il contributo e continua a non assegnare alcun tipo di premio ai lavoratori anziani, a coloro cioè che hanno maturato 25 e 35 anni di servizio, come da tempo invece le stiamo chiedendo di fare nuovamente, offrendo la nostra collaborazione organizzativa, operativa e persino economica. In tal modo impedisce di farci conoscere dal personale, per lo più proveniente da altre società o comunque di nuova assunzione, la maggior parte del quale ignora addirittura la nostra esistenza.

La mancata premiazione dei dipendenti seniores, perciò, fa sì che le nuove iscrizioni siano pochissime e quindi, per ragioni per così dire naturali, l’Associazione è destinata ad estinguersi non avendo nuovi innesti. Se a ciò si aggiunge la carenza di fondi, causata dai contributi non erogati, il nostro futuro è a dir poco nebuloso e, di fatto, l’Associazione si sta spegnendo.

IMG_1830E’ sempre più difficile andare avanti, nonostante l’aumento dell’entità delle quote di iscrizione che vi abbiamo chiesto e colgo qui l’occasione per ringraziare voi che siete qui e tutti gli altri che avete accettato questo piccolo-grande sacrificio, continuando così a sostenerci. Arriveremo, comunque, fino a dicembre del 2016, cercando di mantenere inalterata la qualità dei servizi e delle iniziative; faremo anche ulteriori tentativi per convincere l’Acea a recedere dalle sue posizioni e, se non ci riusciremo e saremo costretti a chiudere, non mancheremo di far rimarcare la responsabilità dell’Azienda nella fine di un Sodalizio che per sessant’anni ha assicurato ai suoi dipendenti, in servizio e in pensione, iniziative sociali, culturali e turistiche e assistenza fiscale, commerciale e previdenziale.

Prima di tagliare la torta e di brindare vi chiedo ancora un attimo di attenzione: come avete visto, oggi Fabrizio Crespi non c’è. Recentemente il Vice Presidente è stato male, ora si è ripreso e sta bene, ma ha preferito rimanere a casa per non stancarsi troppo e ciò gli è costato molto perché vi ha tutti nel suo cuore. Mi ha incaricato, perciò, di salutarvi fraternamente e di augurarvi buone feste, compito che assolvo volentieri”.

 

Il ritorno a Roma

 

IMG_1839Un lungo applauso accoglie le parole del Presidente il quale, dopo aver tagliato la torta con il logo dell’Associazione mentre molti Soci riprendono la scena con i cellulari o con le macchine fotografiche, alza il calice di prosecco e brinda alle fortune del Sodalizio e alla salute dei presenti, dei Soci tutti e delle loro famiglie.

Con il caffè e “l’ammazzacaffè” (limoncello, grappa o amaro), si conclude l’evento e risaliamo sui pullman per tornare a Roma con la speranza che questa non sia l’ultima Giornata sociale dell’Associazione, ma più semplicemente l’ultima del 2015.

              

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N.B. Le foto sono di Giovanni Scimeca e Fausto Duranti

 

 

ELENCO PREMIATI

 

Vincitori delle Borse di studio

·         Marco Ventrone, figlio di Aldo Ventrone, licenza media

·         Federico Puliti, figlio di Claudio, maturità scientifica

·         Francesca Romana Fiorelli, figlia di Manuela Galassi, laurea in infermieristica

·         Eleonora Lombardi, figlia di Rita Anna Sorrentino, laureai n tecniche di radiologia medica per immagine e radioterapia

·         Matteo Maltagliati, figlio di Augusto Maltagliati, laurea magistrale in economia e management

·         Livia Montalesi, figlia di Carlo Montalesi, maturità classica

·         Flavia Zendri, figlia di Emiliano Zendri, laurea in veterinaria

 

Dipendenti collocati in quiescenza da dicembre 2014 a novembre 2015

·         Roberto Alberini

·         Laura Borgia

·         Mauro Ciccaglioni

·         Giuseppe Cupitò

·         Pietro Folgori

·         Enrico Frezza

·         Rolando Galli

·         Vincenzo La Scala

·         Gilberto Laudazi

·         Maria Laura Mileti

·         Domenico Mobrici

·         Roberto Nardoni

·         Sandro Pezzotti

·         Mario Rufini

·         Massimo Tani

·         Alfredo Tullo

·         Aldo Zini

 

 

 

16 MAGGIO 2015: GIORNATA SOCIALE DI PRIMAVERA AD ANZIO

 

Sono 4 i pullman che sabato 16 maggio ci attendono a piazzale dei Partigiani per portarci ad Anzio, dove celebreremo la Giornata sociale di primavera della nostra Associazione.


La partenza e  l’arrivo

IMG_7119_(1024_x_768)La partenza, stabilita per le 8, avviene con un po’ di ritardo, com’era prevedibile: far salire a bordo circa 170 persone, controllare che tutti siano saliti sui pullman assegnati e che nessuno manchi all’appello, è un’operazione alquanto laboriosa.

Dopo l’inevitabile sosta ad una stazione di servizio per la colazione e per la visita alle toilette, si riprende il cammino e si arriva a destinazione  verso le 10,30.

museo-villa-adele-anzioIl programma prevede la visita dei resti della Villa di Nerone e dei Musei dello Sbarco e Archeologico, entrambi ubicati a Villa Adele.

Poiché i Musei non sono in grado di accogliere contemporaneamente un così elevato numero di visitatori, gli organizzatori hanno stabilito che due pullman vadano prima a Villa Adele e poi  alla  Villa di Nerone e gli altri due facciano esattamente il contrario.

A noi tocca andare nella secentesca Villa Adele che, con Villa Sarsina e Villa Albani, è uno dei simboli più significativi della architettura anziate.

 

Il Museo dello Sbarco

La nostra visita prende il via con il Museo dello Sbarco, fondato in occasione del cinquantesimo anniversario dell’evento (nel 1944 oltre 100mila soldati, una miriade di mezzi blindati, cannoni e altro materiale bellico approdarono su un’ampia fascia del litorale anziate), dove è custodita una raccolta - suddivisa nelle sezioni IMG_7162_(1024_x_768)americana, inglese, tedesca e italiana, cioè le quattro popolazioni coinvolte nell’operazione militare - di uniformi, alcune indossate da soldati-manichini, armi di ogni genere, decorazioni, fotografie e stampe d’epoca, documenti, IMG_7171_(1024_x_768)piani di battaglia, bandiere, motoveicoli e cimeli vari.

A farci da cicerone è Patrizio Colantuono, Presidente del Museo dello Sbarco di Anzio, il quale, oltre ad informarci che l’esposizione è gestita dal Centro di Ricerca e Documentazione dello Sbarco e della Battaglia di Anzio, ci dice che una parte dei reperti proviene dai fondali del mare anziate, dove sono affondati sommergibili e navi da guerra, spesso anche con l'intero equipaggio, e il resto è frutto di donazioni private, che ancora oggi continuano, da parte di musei e associazioni di veterani dei Paesi allora belligeranti.

Lo sbarco alleato ad Anzio, precisa Colantuono, fu una delle operazioni militari più importanti della seconda guerra mondiale (per deciderla, ci volle parecchio perché non tutti gli alleati erano d’accordo), durante la quale grande parte del patrimonio edilizio della città venne distrutta o subì danni gravissimi; i tedeschi dapprima furono colti di sorpresa, ma poi reagirono violentemente con IMG_7151_(1024_x_768)conseguenze gravissime per la città. Però, se non ci fosse stato quello sbarco, forse la guerra avrebbe preso un’altra piega e il nazismo avrebbe tenuto l’Italia sotto il suo disumano tallone di ferro per chissà quanto tempo. Con il successo degli alleati, dopo sanguinosi scontri con i tedeschi che non avevano alcuna intenzione di cedere, arrivò in Italia  la democrazia, anche se, constata amaramente il relatore, alla democrazia purtroppo non sempre corrisponde la giustizia sociale.

Colantuono ci tiene a puntualizzare che il Museo non vuole essere una semplice e accademica raccolta materiale bellico, ma è un percorso storico mirato da un lato  ad esaltare la pace e a condannare la guerra  e, dall’altro, a mostrare ai giovani, che non hanno fortunatamente vissuto quel periodo, a quali orrori si può arrivare quando le nazioni non risolvono gli eventuali contrasti con la diplomazia bensì con la cieca violenza devastante delle armi.

 

La storia di Anzio

anzioIl nostro cicerone ci sorprende mettendosi poi a tracciare un quadro storico di Anzio. La città si trova nell’Agro Romano, a 60 chilometri dalla capitale e a 26 da Latina, ed il suo centro si sviluppa sull’omonimo promontorio che si affaccia sul Mar Tirreno.

Nel V secolo avanti cristo Anzio, insieme a Nettuno, costituiva la città di Antium, capitale dei Volsci, un antico popolo di origini indo-europee fiero avversario dei Romani. Nel 468 avanti Cristo Antium dovette soccombere a Roma, che dapprima vi caligolalasciò un presidio armato, poi vi fondò una colonia e quindi, 10 anni dopo, a seguito della ribellione degli abitanti Vosci e degli stessi coloni romani, la conquistò e la depredò.

Poi Antium tornò a nuovo splendore grazie alla presenza di Cicerone, che la elesse a sede delle sue biblioteche, e di altri illustri personaggi, tra i quali Mecenate, che vi edificarono fastose ville in riva al mare.

Antium diede i natali agli imperatori Caligola e Nerone; quest’ultimo vi costruì un nuovo porto e una villa di neroneVilla, dei quali sono visibili i resti.

In realtà la Villa, anche se viene ricordata con il nome dell’imperatore celebre anche per l’edificazione della Domus Aurea sul Colle Oppio a Roma, è quasi certamente di origine tardo-repubblicana; venne poi ampliata in età augustea e neroniana e, successivamente, sottoposta ad ulteriori interventi da parte di Domiziano, Adriano e Settimio Severo. Secondo quanto riferisce lo storico Svetonio, in quella Vlla Ottaviano Augusto fu insignito del titolo di Padre della Patria.

 

La rivalutazione di Nerone

A proposito di Nerone, Colantuono si lancia in una arringa a suo favore: è passato alla storia come un imperatore crudele, persecutore dei cristiani e piromane (fu ritenuto responsabile del grande incendio di Roma del 64 e invece si trovava proprio ad Antium, da dove raggiunse immediatamente l'Urbe per prendere atto della gravità della situazione e decidere i provvedimenti per porvi rimedio, organizzando in modo efficiente i soccorsi, ai quali partecipò in prima persona).

neroneNato con il nome di Lucio Domizio Enobarbo, Nerone fu il quinto ed ultimo imperatore della dinastia giulio-claudia succedendo al padre adottivo Claudio nell'anno 54 e governò per quasi tre lustri, suicidandosi all’età di circa trent’anni.

Nerone ebbe innegabili meriti, soprattutto nella prima parte del suo impero, quando governava con la madre Agrippina e con l'aiuto del maestro Seneca, filosofo stoico, traendo ispirazione dalla cultura greca di cui era grande estimatore. Per la sua politica a favore  del popolo, di cui conquistò la simpatia con elargizioni e giochi del circo, e il suo disprezzo per il Senato romano, fu molto inviso alla classe aristocratica e il giudizio negativo su di lui giunto sino ai nostri giorni è da attribuire soprattutto a due suoi illustri biografi, Svetonio e Tacito.

Ora, però, gli storici moderni lo hanno parzialmente riabilitato: non era pazzo né particolarmente crudele e i crimini che certamente commise o fece commettere, tra cui l’assassinio della madre e della prima moglie e la morte dello stesso Seneca, obbligato a togliersi la vita, rientrano in quei comportamenti autoritari, se non addirittura dispotici, propri di tutti gli imperatori che lo precedettero e che lo seguirono, ma che non furono però bollati dalla storia con il marchio della follia, ad eccezione forse del solo Caligola.

Tornando a parlare della città che ospita il Museo, Colantuono ci racconta che, con il passare dei secoli, Antium decadde e se ne perse pure il nome, che si trasformò in Nettuno, forse in ricordo di un antico tempio dedicato al dio del mare. Grazie a Papa Clemente VIII (siamo alla fine del Cinquecento) sopravvisse soltanto una sorta di borgata costituita di poche case. Fu nell’ultimo decennio del 1600 che Papa Innocenzo XII, facendo ricostruire il porto, avviò la rinascita della zona.

Nella metà dell’800 (era Papa Pio IX) quella borgata si separò definitivamente da Nettuno e prese il nome di Anzio per ricordare l’antica città dei Volsci, arrivando con il tempo a diventare un elegante centro balneare, dove amavano casino anziotrascorrere le vacanze estive famiglie romane dell’aristocrazie e dell’alta borghesia.

Di quel periodo rimangono le testimonianze di alcuni villini e dell’edificio liberty di Cesare Bazzani il Casino, chiamato anche il Paradiso sul mare, utilizzato da Federico Fellini per girarvi le scene del Grand Hotel di Rimini in Amarcord.

Terminata la sua dotta esposizione storica, Colantuono accende un televisore dove scorrono le immagini in bianco e nero d’un filmato d’epoca, girato dagli inglesi, che documenta le varie fasi dello sbarco e altri episodi bellici in tutta la loro spietata realtà.

 

Il Museo Civico Archeologico

Conclusa la visita del Museo dello Sbarco, ci trasferiamo nel Museo Civico Archeologico, sempre ubicato al pianterreno della Villa e articolato in nove sale. Inaugurato nel 2002, illustra i momenti più rappresentativi dello sviluppo e della vita dell'antica Antium.

ercole ebbroTra i materiali esposti degni di particolare menzione alcuni sarcofagi, i corredi delle sepolture protostoriche (IX-VIII secolo avanti Cristo), due nuclei di materiali votivi di età medio repubblicana, un ciclo di intonaci figurati del tipo a giardino con IMG_1418balaustra a graticcio e balconcini con vista su una lussureggiante vegetazione animata da diverse specie di uccelli (seconda metà del II secolo dopo Cristo), una gigantesca anfora, porzioni di pavimenti decorati con raffinati mosaici e, soprattutto, la nicchia musiva di età neroniana con Ercole ebbro ottenuta in prestito dal Museo Nazionale Romano.

Nell'ambito delle attività, ci dice una gentile signora che ci fa da guida, nel  Museo si svolgono intensi cicli di attività didattiche, anche a carattere sperimentale, e vengono ospitate anche mostre provvisorie. Di una di queste, dedicate all’alimentazione, possiamo ammirare un’opera realizzata interamente con residui metallici riciclati: un robot seduto ad un tavolino sul quale è rimasta la lisca di un pesce, avanzo evidente di un lauto pasto. A nostro modesto parere, un piccolo, geniale capolavoro.

 

La Villa di Nerone

Lasciata Villa Adele, risaliamo sul pullman e andiamo a vedere gli imponenti  resti archeologici della opulenta Villa Imperiale Neroniana che si estendeva lungo la fascia costiera, dalla punta di Capo d’Anzio e Via Furio Anziate verso IMG_7139_(1024_x_768)ponente fino al Capo dell’Arco Muto.

L’intero complesso era posizionato su terrazzamenti prospicienti il mare su cui furono costruiti numerosi padiglioni nel corso delle varie fasi. La Villa, infatti, nel corso dei secoli ha subito varie fasi evolutive legate al periodo storico e ai gusti del proprietario e tali fase sono state così chiamate;  Repubblicana ed Augustea, Neroniana, Domiziana, Adrianea e Severiana.

La fastosità della Villa è testimoniata dal ritrovamento di pregevoli opere d’arte, tra cui forse la più famosa  è la Fanciulla d’Anzio. Rinvenuta nel 1878 nella Villa  dopo una mareggiata, fu sistemata a Villa Corsini-Sarsina. Nel 1907 fu acquistata dallo Stato per 450.000 lire dai principi Aldobrandini e dal 1998 è esposta nel Museo Nazionale Romano nelle Terme di Diocleziano.

La statua, alta 170 centimetri,  è composta da due blocchi di marmo e riproduce una giovinetta volta sulla sinistra che avanza vestita di chitone ed ampio himàtion (sorta di mantello di lana); con la mano sinistra regge un piatto rituale, sul quale sono posti una benda di lana arrotolata, un ramo di alloro piegato ed una piccola zampa anteriore di leone. Tutti elementi votivi che hanno indotto gli studiosi a identificare la fanciulla con una sacerdotessa o, IMG_7142_(1024_x_768)comunque, con un personaggio intento a compiere un atto rituale.

Mentre la guida prosegue il suo racconto dicendoci che i resti individuati sul pianoro ad occidente del faro risalgono al periodo tardo-repubblicano, che le stanze di rappresentanza avevano ricchi pavimenti con mosaici e che durante la fase neroniana la Villa fu trasformata impiantandovi dei padiglioni disposti intorno ad una grande esedra affacciata sul mare, costruendovi ninfei, terme, giardini, terrazze panoramiche e  ambienti adibiti a rappresentazioni teatrali e musicali, noi, vinti dal vento gelido che improvvisamente si è messo a spirare, abbandoniamo la comitiva per risalire sul pullman e stare così al calduccio.

Ci perdiamo sicuramente delle interessanti spiegazioni e altrettanto sicuramente non vediamo alcuni mirabili resti archeologici, ma ci preserviamo certamente la salute. E all’età nostra certe precauzioni è bene prenderle.

 

Il momento conviviale

Poco dopo arrivano anche gli altri passeggeri del pullman e il veicolo riprende la strada avviandosi verso il ristorante Boccuccia, situato sulla via Nettunense, dove sono previsti il momento conviviale e la premiazione dei Soci fedelissimi.

IMG_7197_(1024_x_768)Giunti al ristorante (il locale si presenta bene, circondato dal verde), entriamo in un salone con una serie di tavoli rotondi elegantemente apparecchiati. Soltanto il tavolo dove siedono il Presidente e il Vice Presidente e alcuni altri Consiglieri e Soci è di forma rettangolare.

Quando tutti i commensali sono arrivati, comincia il pranzo che si IMG_1424apre con una serie interminabile di stuzzicanti antipasti: cozze, polpo e patate, spigola con ananas, alici imbottite, lumachine di mare, cocktail di gamberi, vol au vent al ragù di pesce, polenta di mare e fagioli con cozze. Particolarmente apprezzabile la polenta di mare, che per la prima volta, almeno noi, abbiamo gustato con molto piacere.

Si prosegue con due eccellenti primi (risotto alla pescatora e paccheri con fiori di zucca e scampetti) e due ottimi secondi (filetto di orata in crosta con patate e frittura mista di pesce con insalata). Il tutto innaffiato con vino bianco e rosso di elevata qualità e accompagnato dalle canzoni di un tastierista-vocalist che ci allieta il pranzo con un repertorio vintage (tra le altre, canzoni di Gino Paoli, Franco Califano e della tradizione romana).

IMG_7201_(1024_x_768)Uno dei Soci, Giuseppe Di Gennaro, si esibisce in una serie di stornelli romani a cappella, cioè senza accompagnamento musicale, suscitando l’entusiasmo generale. Entusiasmo che sale alle stelle, complice anche i numerosi bicchieri di vino mandati giù, quando, insieme con il tastierista, cantiamo a squarciagola “E va’… E va’ …”, la divertente canzone che, portata al successo dal grande e indimenticabile Alberto Sordi, fu composta e scritta dal duo Mattone-Migliacci nel 1981. Un duo importante nel panorama canzonettistico italiano: Mattone è l’autore delle musiche dei più celebri e divertenti spettacolo televisivi di Renzo Arbore e a Migliacci, paroliere di tante famose canzoni, si deve l’innovativo testo di “Nel blu dipinto di Blu” con cui Modugno trionfò al Festival di San Remo nel 1958.

 

Il discorso del Presidente

IMG_7209_(1024_x_768)Prima della premiazione dei Soci fedelissimi e del dessert,  il Presidente Gradi si fa dare dal tastierista il microfono per fare il punto sulla situazione dell’Associazione.

Innanzi tutto - incomincia - vi ringrazio della vostra presenza e del vostro sostegno che mai ci fate mancare. In molti avete IMG_7202_(1024_x_768)rinnovato l’adesione al Sodalizio nonostante l’aumento della quota d’iscrizione che vi abbiamo chiesto. Aumento, come ho avuto modo di scrivere, dovuto al fatto che da due anni i vertici dell’Acea non ci danno il contributo indispensabile al prosieguo della nostra attività. E, soprattutto, continuano ad ignorare le nostre richieste, non rispondendo alle nostre lettere, più volte inviate, con le quali chiedevamo non soltanto l’erogazione del contributo, ma anche il ripristino, con la IMG_7203_(1024_x_768)nostra collaborazione, della premiazione dei lavoratori al compimento dei 25 e 35 anni di servizio. Tale premiazione ci permetterebbe di farci conoscere dal personale aziendale, ormai per la maggior parte di nuova assunzione o proveniente da altre società, e di acquisire di conseguenza nuovi iscritti. Senza nuove iscrizioni e senza il contributo aziendale, pur con il sacrificio dell’aumento della quota di adesione l’Associazione, anche per legge di natura, è inevitabilmente destinata a scomparire in breve tempo”.

IMG_7204_(1024_x_768)Si coglie una nota di commozione nel Presidente quando prosegue dicendo che “può darsi che questa di oggi sia la nostra ultima Giornata sociale. Forse, se alcuni esponenti del top management aziendale fossero presenti qui e vedessero quanta amicizia, quanta solidarietà e quanto spirito di appartenenza ci sono in questa sala, valori nati e consolidati nell’Acea di ieri e che le Medaglie d’Oro continuano a rappresentare al meglio, si renderebbero conto del madornale errore se, con la strategia della disattenzione adottata nei nostri confronti, ci costringessero a scrivere l’ultimo capitolo di una storia iniziata sessant’anni fa.

Sembrava che ci fosse stato un minimo d’apertura quando l’Amministratore Delegato Irace IMG_7206_(1024_x_768)aveva incaricato una delle responsabili della Direzione del Personale a prendere contatto con noi, ma dall’incontro che abbiamo avuto con la dirigente io e il Vice Presidente Crespi finora non è scaturito alcunché”.

Però Gradi non è disposto ad arrendersi: “Abbiamo ancora qualche carta da giocare e la giocheremo, magari rivolgendoci al Sindaco, come facemmo anni or sono. Io e tutto il Consiglio faremo l’impossibile affinché questa IMG_7205_(1024_x_768)Associazione, che tanti bei momenti come questo ci ha permesso di trascorrere, continui ad IMG_7207_(1024_x_768)esistere.

Ma ora bando alla tristezza e passiamo alla premiazione dei Soci che hanno tagliato il traguardo dei 20 anni di iscrizione al Sodalizio. Il premio consiste in oggetti di piccolo valore economico, ma dall’alto significato simbolico perché testimoniano la riconoscenza dell’Associazione verso chi da tanti anni dà il suo prezioso apporto di amicizia, solidarietà e operatività, contribuendo alla vita e alla funzionalità del Sodalizio ”.

 

La premiazione dei Soci fedelissimi

IMG_7208_(1024_x_768)La lista dei premiati è piuttosto corposa, ma all’invito dell’Associazione hanno risposto soltanto nove Soci che oggi sono qui tra noi.

Il Presidente per  tanto li chiama per la premiazione e le foto di rito.

Ecco i loro nomi, rigorosamente in ordine alfabetico: Antonio Adolini, , Mauro Ciccaglioni  (per lui ritira il gadget un Socio di cui colpevolmente ci sfugge il nome), Roberto Contarini, Giuseppe Di Gennaro, Luciana Guiducci, Marcello Luchetti, Fortunato Luciani, Fulvio Pompei e Angela Semidai.

IMG_7217_(1024_x_768)IMG_7211_(1024_x_768)E’ superfluo dire che la toccante cerimonia è accompagnata da ripetuti battimani dei presenti. Meritatissimi, perché vent’anni di iscrizione costituiscono un esempio di fedeltà e di attaccamento veramente encomiabile.

Gradi riprende il suo posto a tavola e viene servito il dessert: una coppetta di fragole e una torta con il logo dell’Associazione, la cui prima fetta viene tagliata proprio dal Presidente. Tutti ci auguriamo che questo taglio si possa ripetere tante altre volte.

 

Il ritorno a Roma

IMG_7124_(1024_x_768)Il momento conviviale si chiude con il caffè e digestivi a volontà e quindi risaliamo sul pullman per tornare a Roma dopo aver salutato i tanti amici che, invece, salgono sugli altri pullman.

Abbiamo trascorso una bellissima giornata, abbiamo visto musei e reperti archeologici interessantissimi, abbiamo mangiato tanto e bene (e ciò rende sempre tutto più piacevole), ma in noi c’è una certa malinconia perché, come ha detto il Presidente, questa potrebbe essere stata l’ultima Giornata sociale o una delle ultime delle Medaglie d’Oro.

L’auspicio, condivisi da tutti, è che l’Acea riveda il suo atteggiamento e consenta all’Associazione di continuare la sua meritoria attività.

 

N.B. Quasi tutte le foto del servizio sono state scattate da Fausto Duranti e Francesco Bonafaccia

 

8 aprile 2015

LE TANTE MERAVIGLIE DEL PARCO DEI MOSTRI DI BOMARZO

 

La partenza per Bomarzo

 

Sabato 18 aprile verso le 7,30 saliamo sul pullman a piazzale dei 53Partigiani, come avviene sempre in occasione delle gite organizzate dall’Associazione. La meta è Bomarzo in provincia di Viterbo o, più precisamente, il Parco dei Mostri o Sacro Bosco di Bomarzo.

Dal punto di vista climatico la giornata non si può dire che sia tra le migliori: c’è qualche nuvola, però non a freddo e quindi complessivamente si sta bene.

A bordo del pullman siamo una trentina e tra noi c’è una persona importante, Fabiola Riosa, la preparatissima e gentilissima guida di tutte le iniziative culturali programmate dalle Medaglie d’Oro: sarà lei a presentarci e illustrarci il Parco e le sue peculiarità, artistiche e storiche.

Imbocchiamo l’Autostrada del Sole, direzione Firenze, dalla quale, dopo la solita sosta in una stazione di servizio per caffè, cornetto e altre comprensibili esigenze fisiologiche, usciamo ad Attigliano e ci dirigiamo verso la nostra destinazione.

 

L’arrivo e la storia del Parco

 

02Giunti sul posto, prima di andare a vedere i favolosi Mostri ci mettiamo in cerchio per ascoltare le spiegazioni di Fabiola sulle origini del Parco, che proviamo a riassumere: certo, non siamo in grado di riportare dettagliatamente le tante notizie storiche ed artistiche forniteci dalla nostra guida (per fare ciò ci vorrebbe il registratore, che non abbiamo portato), ma cerchiamo ugualmente di dare un’idea dell’originalità del sito.

Il Parco dei Mostri di Bomarzo, portato a termine nel 1547, si deve a Pirro Ligorio, uno dei più grandi architetti italiani della seconda metà del 1500, che per il Cardinale Ippolito II d'Este https://upload.wikimedia.org/wikipedia/commons/5/5a/Pirro_Ligorio_1.gifrealizzò Villa d'Este a Tivoli.

L’opera gliela commissionò il principe Pier Francesco Orsini (1523-1585), detto Vicino, figlio di Gian Corrado Orsini, signore di Bomarzo, e di Clarice degli Orsini di Monterotondo.

Nel passato, si era incerti su chi avesse progettato il Parco: alcuni studiosi dicevano che fosse stato addirittura il grande Michelangelo Buonarroti, altri il Vignola, ma il merito della creazione di questa Villa delle Meraviglie, è, come risulta ampiamente documentato, tutto del Ligorio.

Vicino orsini.jpgTornando a Vicino Orsini, veniamo a sapere che il principe, come il padre, inizialmente si dedicò alla carriera militare, ma poi, poco più che trentacinquenne, lasciò le armi per ritirarsi nei suoi possedimenti di Bomarzo insieme alla amatissima seconda moglie Giulia Farnese.

L’Orsini, per trovare conforto al dolore provocatogli dalla morte di Giulia, avvenuta nel 1560, e per rendere un omaggio imperituro alla sua memoria, le dedicò il Parco, chiamandolo Sacro Bosco, la cui progettazione ed esecuzione aveva affidato anni prima a Pirro Ligorio su un terreno di sua proprietà situato alle pendici di un vero e proprio anfiteatro naturale. 

50La realizzazione, invece, delle opere scultoree direttamente sui massi in peperino - gigantesche figure di animali mostruosi e di colossi grotteschi, che appaiono come epifanie fantastiche tra la vegetazione rigogliosa del Parco - quasi certamente fu curata da Simone Moschino.

Nel 1585, morto l’ultimo principe Orsini, il Parco fu abbandonato e conobbe un penoso degrado, dal cui si risollevò soltanto nella seconda metà XX secolo quando lo restaurarono Giancarlo e Tina Severi Bettini, i quali sono sepolti nel Tempietto, che forse è anche il sepolcro di Giulia Farnese.

Fabiola ci dice anche che per secoli studiosi, storici e filologici hanno cercato di trovare un significato simbolico ai monumenti e alle iscrizioni riportate sui monumenti stessi e sulle altre strutture del Parco, senza arrivare però a conclusioni definitive.

Forse l'intenzione di Vicino era quella di stupire i visitatori, come dice l’iscrizione “Voi che pel mondo gite errando vaghi di veder meraviglie alte et stupende venite qua, dove son facce horrende, elefanti, leoni, orchi et draghi... ” riportata su un 05monumento, o forse il complesso nacque semplicemente "per arte" nel doppio  senso della parola, come è scritto su una delle due Sfingi poste all’ingresso del Parco:

Tu ch'entri qua pon mente parte a parte et dimmi poi se tante maraviglie sien fatte per inganno o pur per arte”.

Ma l’iscrizione esplicativa potrebbe essere quella di un pilastro che dice “Sol per sfogare il core”.

Dal 1547, comunque, il Parco dei Mostri ha sempre esercitato sui suoi visitatori un fascino irresistibile, al punto che il geniale pittore surrealista Salvador Dalì, ad esempio, lo definì un'invenzione storica unica.

 

La visita del Parco

 

Ci attendono, ci dice Fabiola mentre varchiamo l’ingresso, scenari incredibili popolati da giganti, 13animali mostruosi e favolosi nonché costruzioni particolari, dagli evidenti, anche se ancora misteriosi, significati simbolici ed alchemici. Sarà come entrare in un mondo fantastico, onirico, che nel corso dei secoli ha saputo sempre meravigliare tutti i visitatori,  dalla gente comune ad artisti e letterati.

Ci inoltriamo nel Parco e ai nostri occhi ammirati si mostrano gruppi scultorei, animali fantastici e di costruzioni a dir poco insolite. Ne citiamo alcuni:

27una Balena sormontata da una Tartaruga che a sua volta sorregge una Donna alata, Ercole e Caco, il Tempio, eretto in un secondo tempo in memoria, come detto della moglie del principe Orsini e poi dedicato pure a Tina Severi Bettini, deceduta anche a causa di un incidente subito mentre era intenta ai lavori di restauro del Parco, e la Casa pendente.

Questa non ha nulla da invidiare alla ben più celebre Torre pendente di Pisa e ci mette in difficoltà per rimanere in equilibrio, una volta entrati al suo interno: infatti, si prova una sensazione di precarietà e di instabilità, quasi di pericolosità. Insomma, si ha proprio l’idea che la Casa stia per cadere.

39Naturalmente anche noi, come tutti i visitatori, ci facciamo fotografare davanti al simbolo del Parco dei Mostri: un Orco che lancia quello che sembra essere un urlo fortissimo, nelle cui fauci c’è una stanza buia con al centro un tavolo di pietra circondato da panche: Fabiola, puntualmente, di ognuna di queste curiose e affascinanti opere ci fornisce notizie e interpretazioni permettendoci di goderle ancora di più.

 

Il pranzo al ristorante e il ritorno a Roma

 

Terminata la visita, risaliamo sul pullman e ci dirigiamo verso il ristorante Il piccolo mondo, situato a pochi chilometri dal Parco.

Il 21 marzo scorzo siamo stati in visita a Tarquinia: struttura urbanistica e monumentale splendida, guida simpatica e preparata, museo etrusco interessantissimo, ma pranzo scadente, nonostante il locale dove abbiamo mangiato, come ci era stato spiegato dal Vice Presidente dell’Associazione che fungeva da accompagnatore, fosse stato segnalato dalla direzione del museo, dalla guida stessa e da un Socio delle Medaglie d’Oro, abituale frequentatore dell’antica città etrusca, come il migliore ristorante della antica città di origine 59etrusca.

Questa volta, per fortuna, Il Piccolo mondo è all’altezza della tradizione delle gite organizzate dall’Associazione: gustiamo con piacere l’antipasto (verdure grigliate, formaggi e bruschette) i primi (lasagna e fettuccine ai funghi porcini), grigliata mista di maiale  con patate arrosto ed insalata, dolcetti rustici e caffè. Ovviamente il tutto innaffiato con vino e acqua minerale a volontà.

Risaliamo sul pullman per tornare a Roma sazi e soddisfatti, contenti di aver trascorso una piacevole giornata nella quale natura, arte, storia e buona cucina si sono coniugate armoniosamente.

 

 

 

 

 

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N.B. Le fotografie sono di Giovanni Scimeca

 

 

 

 

 

20 dicembre 2014

 

 

GIORNATA SOCIALE A BORGO CARSO

ANCORA UNA VOLTA L’ASSOCIAZIONE HA FATTO CENTRO

 

La Giornata sociale solitamente si divide in due momenti: il primo turistico o culturale-ricreativo, il secondo conviviale. Nel corso di quest’ultimo si premiano, a seconda dei casi, i Soci fedelissimi, quelli cioè che hanno raggiunto il traguardo dei 20 anni di iscrizione all’Associazione, i Soci collocati in quiescenza negli ultimi 12 mesi e i figli dei Soci vincitori delle Borse di studio assegnate dal Sodalizio per l’anno scolastico e accademico precedente quello in corso.

Per la seconda Giornata sociale del 2014 l’organizzazione dell’Associazione ha scelto di far coincidere i due momenti a Borgo Carso nel ristorante Il Ritrovo gestito da Pino, un vecchio amico delle Medaglie d’Oro. Lì, nella Sala Rosa, sarà rappresentato uno spettacolo teatrale e poi, nell’apposito salone per i banchetti, si pranzerà e si procederà alla fase protocollare, quella delle premiazioni.

Alle 8 di sabato 20 dicembre tre pullman spalancano le porte per accogliere all’incirca 145 tra Soci, familiari e simpatizzanti. All’appuntamento mancano soltanto 6 o 7 persone per indisposizioni stagionali o per irrinunciabili motivi familiari, mentre altre sette od otto, tra le quali il Presidente Gianni Gradi e l’Economo cassiere Giovanni Scimeca, raggiungeranno la meta prescelta con le proprie auto.

ritrovoCome sempre le operazioni d’imbarco procedono con la dovuta calma (ad esempio, l’indispensabile appello su ciascun pullman per rilevare eventuali defezioni dell’ultimo momento) e quindi si riesce a partire soltanto verso le 8,30. L’inevitabile sosta per un caffè e per necessità… idrauliche si fa più o meno un’ora dopo ad una stazione di servizio nei pressi di Pomezia e poi, senza più alcuna interruzione, volata finale sino a Il Ritrovo di  Borgo Carso, dove si arriva intorno alle 10,30.

IMG_1064Scesi dai pullman, tutti prendono posto nella Sala Rosa, dove li attende il Presidente Gradi che, modificando per una volta tanto il rituale della Giornata sociale, prende subito il microfono e rivolge ai convenuti un breve, ma importante discorso.

Innanzi tutto sottolinea la consistente presenza dei Soci e dei loro familiari all’evento (e di ciò ringrazia sentitamente), sebbene - per problemi di disponibilità de Il Ritrovo - la Giornata sociale sia stata collocata a pochi giorni dal Natale, quando forse alcuni debbono ancora fare gli ultimi acquisti per le feste, e nonostante il leggero aumento della quota a carico dei partecipanti. Leggero aumento dovuto al fatto che l’Acea non soltanto non ha accordato all’Associazione il contributo per il 2014, ma ha anche dato l’impressione di non volerlo erogare nemmeno nel 2015.

Per questa ragione, prosegue il Presidente, “siamo stati costretti a portare la quota d’iscrizione  da 25 a 40 euro e la risposta dei Soci è stata largamente positiva, non solo da parte di coloro   che abitualmente partecipano alle attività dell’Associazione, ma anche da chi viene soltanto a ritirare il pacco natalizio. Quest’attaccamento al Sodalizio e ai suoi valori dovrebbe far riflettere i vertici aziendali, ai quali abbiamo scritto spiegando chi siamo, cosa facciamo e cosa rappresentiamo, rimarcando l’importanza dell’anzianato e riproponendo, a costo zero per l’Acea, di ripristinare la premiazione dei lavoratori che hanno raggiunto i 25 anni e i 35 anni di servizio. Abbiamo fatto notare loro che, continuandoci a negare il contributo, cesserebbero le attività di un’associazione che esiste da circa sessant’anni e che, tra le sue finalità, ha proprio quella di porre l’esperienza dei lavoratori anziani a disposizione di quelli più giovani ancora in servizio e di consolidare lo spirito d’appartenenza all’Azienda: se la sentono, abbiamo chiesto loro, di assumere questa responsabilità? Finora nessuna risposta, ma noi non ci arrendiamo e, come è già accaduto nel passato, prima di dichiararci vinti arriveremo fino al Sindaco perché vogliamo che questi eventi, all’insegna dell’amicizia e della solidarietà, e le tante altre iniziative culturali, turistiche, assistenziali e di solidarietà portate avanti dal Sodalizio continuino ancora”.

IMG_1065IMG_1066Poi Gianni Gradi è passato alla premiazione dei vincitori delle Borse di studio (il cui elenco è riportato dopo questa cronaca): oggi ritirano l’attestato e l’assegno soltanto Manuela Galassi per il figlio Federico Fiorelli (a destra) e Marzia Nitoglia (a sinistra), figlia di Pio Paolo (entrambi i giovani sono stati premiati per l’anno accademico 2012-2013).

Un piccolo riconoscimento di un’associazione di anziani ai giovani studenti meritevoli, con l’augurio che anche la loro vita lavorativa sia piena di soddisfazioni e di successi.

https://encrypted-tbn3.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcSkyQcboWZL1aIaQR0ICyW6avft0T1FsCMSgSevIJTygKg2dGy3sYwQEm_6Terminata tra gli applausi la parte per così dire protocollare, il Presidente passa a presentare lo spettacolo Gente matta, ideato, allestito, diretto e interpretato da attori e tecnici del Teatro De Rossi di via Cesare Baronio. Un teatro che deve il nome al santo patrono del complesso ecclesiale di cui è parte integrante e che, grazie alla passione amatoriale di numerosi attori, registi e tecnici, da oltre 10 anni è attivo con programmi stagionali opportunamente scelti e ottimamente realizzati, al punto da reggere il confronto  con le sale teatrali romane più rinomate.

Lo show, una sorta di collage di performance varie (parodie, scenette comiche, canzoni, musica e via dicendo), sarà un’autentica sorpresa, assicura il Presidente. “Vedrete - promette Gradi - come attori e tecnici, anche in condizioni ambientali e logistiche non certamente ideali, sapranno ricreare l’atmosfera magica del teatro e come riusciranno a donarvi un paio d’ore di autentico divertimento”.

I fatti danno ragione al Presidente: i costumi sono appropriati, le luci ben regolate, la regia di Barbara Porta, che è anche l’ideatrice di Gente Matta, è attenta e puntuale. Di conseguenza lo spettacolo è spassoso e il pubblico lo gradisce, applaudendo ripetutamente a scena aperta e dimostrando così di apprezzare quanto viene proposto da una piccola compagna affiatata e in gran forma. Cantanti, suonatori di chitarra, scenette comiche e parodie (particolarmente indovinata quella dei Promessi sposi) si susseguono a ritmo serrato e tutti gli artisti si dimostrano all’altezza della situazione. Una citazione di merito, senza che gli altri attori se la prendano, va però alla ex collega dell’Acea Mirella Galiano Mazzei per la sua bravura e la sua irresistibile simpatia.

IMG_1124Calato definitivamente il sipario sullo spettacolo, si passa al salone dove una quindicina di tavoli elegantemente apparecchiati attendono i Soci e i loro familiari e amici.  

IMG_1126Il pranzo (o forse sarebbe più esatto dire il banchetto) si apre con un sostanzioso antipasto misto, prosegue con due primi (tonnarelli al ragù toscano e risotto alla trevigiana), due secondi (vitello alla forestale e zampone con lenticchie) e un  contorno (insalata capricciosa). Il tutto innaffiato con acqua minerale e vini pontini, bianchi e rossi, a volontà. Il servizio, come al solito, è rapido ed efficiente: i camerieri volteggiano tra un tavolo e l’altro e non si sottraggono alle richieste di bis (di portate, in questo caso).

IMG_1131IMG_1134Il momento conviviale si chiude con Gradi che taglia la torta (molti dei presenti ritraggono la scena con macchine fotografiche e cellulari) e brinda alle prossime festività e alle fortune dell’Associazione - ne ha veramente bisogno -  e di tutti i Soci, presenti e assenti,  e dei loro cari.

Finisce così anche la seconda Giornata Sociale del 2014 e verso le 16,30 si risale sui pullman e in un paio d’ore si torna a piazzale dei Partigiani con la speranza che il Presidente e i Consiglieri trovino il modo di continuare a far vivere un’associazione che ha il non indifferente merito di saper pensare e organizzare intensi momenti di aggregazione e fraternità come questo vissuto oggi. 

 

N.B. Le foto del servizio sono di Giovanni Scimeca

 

 

VINCITORI BORSE DI STUDIO ANNO SCOLASTICO ED ACCADEMICO 2012/13

 

LICENZA MEDIA

Nome e cognome

Figlio/a di

Claudio Prosperini

Diana Baldoni

Edoardo Cicconetti

Massimo Cicconetti

 

MATURITA’

Nome e cognome

Figlio/a di

Irene Moscetta

Stefano Moscetta

Emanuele Sassù

Adriano Sassù

 

LAUREA

Nome e cognome

Figlio/a di

Flavia Saolini

Anna Maria Borgia

Marzia Nitoglia

Pio Paolo Nitoglia

Enrico Gentili

Gianni Gentili

Federico Fiorelli

Manuela Galassi

 

 

 

17 maggio 2014

 

 

GIORNATA SOCIALE DI PRIMAVERA A PASTENA E A VILLA IDA

 

La partenza

bus 3Sabato 17 maggio, ore 8 circa: 5 pullman partono da piazzale dei Partigiani con a bordo più di 215 tra Soci, familiari e amici. Destinazione: Hotel Villa Ida a Ceprano, dove è programmato il momento conviviale della Giornata sociale di primavera 2014. A Ceprano, in Ciociaria, abbiamo già pranzato in occasione della Giornata sociale invernale del 2012 e della visita a Priverno e all’Abbazia di Fossanova dell’anno scorso e ci siamo trovati in ambo i casi più che bene.

Prima, però, di sedere a tavola visiteremo le Grotte di Pastena, uno dei complessi speleologici più interessanti d’Italia, e il borgo di Pastena con annesso Museo della Civiltà Contadina e dell’Ulivo.

 

Exterior_635332397130638877L’arrivo a Villa Ida

Dopo la prevista e necessaria sosta per rifocillarsi e per altre comprensibili necessità alla stazione di servizio La Macchia, abbandoniamo l’autostrada Roma-Napoli al casello di Ceprano e ci avviamo all’Hotel Villa Ida dove ci attende Laura Didomenico, una dipendente della struttura alberghiera che ha collaborato con le nostre strutture per l’organizzazione della Giornata.

 

Pastena e il Museo della civiltà Contadina e dell’Ulivo

Tre pullman (inizialmente erano previsti due, per un’incomprensione se n’è aggiunto un terzo) pastnasi avviano alle Grotte, gli altri due, compreso quello sul quale ci troviamo noi, vanno a Pastena.

Pastena è un paese della Ciociaria, quindi in provincia di Frosinone, arrampicato su una collina a 318 metri sul livello del mare che divide due pianure. Gli studiosi sostengono che anticamente a posto delle pianure ci fossero due laghi, prosciugati poi dalle popolazioni locali per trasformarli in terreni da coltivare. Quasi certamente di origine volsca, come ci spiega Laura che ci fa da guida, Pastena deve il suoo nome proprio alla sua antica vocazione contadina: sembra, infatti, che derivi dal termine latino pastinatum (terreno smosso dalla zappa) o dal termine pastinum (marra, utensile simile ad una grossa zappa), anch’esso latino, evocanti  entrambi l’attività agricola che caratterizzava e in gran parte tuttora caratterizza questa amena località e di cui è simbolo il Museo della Civiltà Contadina e dell’Ulivo.

Pastena, prosegue la nostra guida, era difesa da una rocca di antiche origini, ricostruita nel XIII secolo dai nobili Del Drago, ed ebbe una notevole importanza strategica per la sua posizione di confine tra lo Stato pontificio ed il Regno delle Due Sicilie. Durante il secondo conflitto mondiale, la cittadina fu sottoposta ad intensi bombardamenti con conseguenti numerose vittime civili ed ingenti danni al patrimonio agrario e al tessuto urbano e subì anche “feroci rastrellamenti da parte delle truppe tedesche”. Non solo, i goumiers, i soldati marocchini del Corpo di spedizione Francese comandato dal generale Alphonse Juin nel maggio del 1944, come premio del loro impegno per scacciare i tedeschi, ebbero la facoltà di saccheggiare e di abbandonarsi ad ogni forma di violenza nei confronti della popolazione locale: conseguenza di questa folle decisione furono migliaia e migliaia di donne di ogni età, dalle bambine alle anziane, stuprate senza pietà. Quei tragici episodi vengono ricordati con il nome di “marocchinate”.

La popolazione, comunque, seppe sopportare tutto ciò con grande coraggio e ammirevole solidarietà, “accogliendo ed offrendo sicuro rifugio ai numerosi sfollati nelle grotte sparse sul territorio”, come recita la motivazione della medaglia d’argento al valore civile conferita a Pastena.

santi patroniIn questo borgo della Ciociaria si svolgono numerosi eventi, tra cui la Festa del Maggio, quella delle Ciliegie e la Festa dei santi patroni, Sant’Elena e San Sinforo, le cui statue, alte ciascuna 15 metri, sono ben visibili sulla cima della collina dove insiste Pastena.

Dopo queste note storiche affrontiamo una ripida erta che sbocca in una piazza quadrata dalla pavimentazione tutta particolare per chiesa pastenaandare ad ammirare la chiesa di Santa Maria Maggiore, fino al XVI secolo dedicata a Maria Santissima Assunta in Cielo.

Nel corso di un recente restauro sono state scoperte nella parte alta della facciata due nicchie nelle quali ora sono visibili le immagini in bassorilievo dei santi patroni. Degno di menzione il campanile romanico, così come l’altare maggiore del XV secolo, decorato di marmi policromi e posizionato sul fondo di una delle tre navate, quella centrale, in cui si suddivide l’interno di Santa Maria Maggiore.

Terminata la visita della chiesa, divenuta collegiata nel XIV secolo, ritorniamo sui nostri passi e scendiamo al Museo, in cui, com’è riportato nell’apposito depliant, “sono esposti i manufatti, gli arnesi, gli attrezzi agricoli e artigianali ed i costumi della comunità pastenese”. Situato nei locali bassi della Casa Comunale, il Museo, articolato in 13 stanze tematiche, documenta gli ultimi due secoli di storia e di vita della popolazione locale, dedita principalmente, come ci ha detto precedentemente Laura, alla cura della terra e del bestiame. Gli oggetti esposti sono stati perlopiù donati dai pastenesi nell’intento sia di valorizzare il loro patrimonio culturale sia di lasciare una memoria tangibile di come si viveva nel passato e delle tradizioni del tempo che fu. Purtroppo la fretta (dobbiamo andare ancora alle Grotte, la cui visita richiede almeno un’ora) non ci permette di sostare a lungo nelle sale del Museo, comunque riusciamo lo stesso ad ammirare la sala che ha conservato la struttura originaria, quella macinadel frantoio, con un torchio  del 1881, una gigantesca macina in pietra con relativa vasca. Tra le altre sale assai interessanti quelle degli antichi mestieri e dei finimenti e, nei piani superiori, notevoli gli ambienti dedicati alla vita domestica (in particolare, la cucina, dove sono state ricostruite le strutture in muratura del forno e del piano cottura, e la camera da letto con arredi ed oggetti di uso quotidiano, tra cui anche il vaso da notte e la sediola per bambini adibita allo stesso uso, e splendi abiti da sposa di fine Ottocento e primo Novecento usati da donne di modeste condizioni sociali e perciò non bianchi, perché all’epoca troppo costosi). Di sfuggita intravediamo anche una piccola sezione in cui sono esposti reperti bellici della seconda guerra mondiale. In una sala rimaniamo affascinati dal tronco contorto di un olivo ultracentenario, colpito da un fulmine: una vera e propria statua bronzea di rara bellezza.

Conclusa la visita e ringraziata la gentile guida museale delle spiegazioni forniteci, risaliamo sul pullman e ci rechiamo alle Grotte.

 

Le Grotte di Pastena

Qui, purtroppo, non tutto fila alla perfezione: ci tocca attendere un po’ di tempo proprio per l’errore iniziale (più di tanti visitatori insieme non possono entrare), ma soprattutto veniamo affidati ad una guida poco affabile (eufemismo) e anche poco prodiga di spiegazioni, a differenza invece di quella di cui hanno usufruito coloro che si trovano sui primi tre pullman.

Il complesso speleologico, comunque,  merita di essere visitato: si trova in un’area tra le più suggestive della Ciociaria e ricorda, nello grotte di pastena 1scorrere delle acque e nell’alternarsi delle formazioni rocciose, i biz

zarri paesaggi sotterranei del Carso friulano. Si compone di due rami, uno fossile lungo 880 metri e visitabile, l’altro ancora attivo (più di 2 chilometri di lunghezza) per via del Fosso Mastro, cui si deve la formazione stessa delle Grotte.

grotte di pastena4Varcato il cancello dopo una ripida discesa (che fatica a rifarla poi in  senso inverso!), entriamo nel ramo visitabile e, attraverso un percorso angusto (aria pesante, umidità al 100 per 100, terreno scivoloso, gocce d’acqua che ti penetrano tra collo e camicia, terreno sdrucciolevole), entriamo nel Salone d’ingresso, alto circa 25 metri, e vediamo in una spettacolare successione la Sala del Lago Blu, quella del Salice piangente, dei Pipistrelli, la Galleria delle Meraviglie e ancora la Sala delle Colonne e il Salone delle Aquile. Viene voglia di toccare le stalattiti e le stalagmiti che formano delle grotte di pastena 2composizioni fantasiose e affascinanti, ma ovviamente non si può perché potrebbero danneggiarsi, tuttavia qualcuno non resiste alla tentazione e le sfiora delicatamente con la  mano.

Dalla guida e soprattutto dal solito, prezioso depliant informativo veniamo a sapere che le rocce sono antichissime e vantano dagli ottanta ai cinquanta milioni di anni di età, ma la loro scoperta è piuttosto recente. Nel 1926 l’impresa fu compiuta dal barone Carlo Franchetti e già dall’anno successivo furono messe a disposizione dei turisti. Poi, negli anni 80 dello scorso secolo, si provvide a facilitare la visita del complesso e a renderla ancora più spettacolare con uno scenografico impianto illuminotecnico.

Nelle Grotte sono stati rinvenuti numerosi reperti archeologici risalenti addirittura ad epoca preistorica; tra questi, un’ascia ed un pugnale della media età del bronzo (XV secolo a.C.)

Va detto, per dovere di cronaca, che non tutti se la sono sentita di scendere nelle Grotte e che alcuni (noi tra questi) non sono riusciti a completare la visita per l’eccessiva umidità.

 

Il momento conviviale

DSC00745Portata a termine la prima parte della Giornata sociale, torniamo all’Hotel Villa Ida, dove un salone ed una saletta, riservati per tutti noi ed elegantemente addobbati, ci accolgono con gli antipasti (affettati vari, frittatina, olive, ricotta e mozzarellina) in bella vista sui tavoli. Poi, consumato  rapidamente l’antipasto (la passeggiata in DSC00756paese e nelle Grotte ha stimolato il nostro appetito) passiamo a due gustosissimi primi (timballo di fettuccine alla ciociara servito in DSC00761tegamini di coccio, chiamato Fagottino Ida, e paccheri con asparagi e guanciale), seguiti dall’arista di maiale in crosta di pane farcita con salsicce e contornata di patate croccanti e insalatina primavera; il tutto accompagnato da pane casareccio e ciambelle all’anice e innaffiato da acqua minerale, vino rosso e/o bianco. Per dessert frutta mista, ciambelline al vino e, soprattutto, la tradizionale torta con il logo dell’Associazione.

DSC00759 Al momento del simbolico taglio della torta da parte del Presidente, tantissimi i Soci che si avvicinano al tavolo presidenziale per immortalare con le macchine fotografiche e i cellulari Gianni Gradi mentre affonda il coltello nel gigantesco dolce. A questo punto entriamo nella parte per così dire protocollare della Giornata: la premiazione dei Soci Fedelissimi, quelli cioè che hanno compiuto 20 anni di iscrizione al Sodalizio.

 

Il discorso del Presidente e la premiazione dei Fedelissimi

Prima di premiarli, il Presidente ricorda con accenti commossi il Consigliere Peppe Cilione, cilionescomparso il 19 aprile scorso: “Ci ha lasciato un amico vero e una delle colonne dell’Associazione. Testardo come solo i calabresi sanno esserlo e a volte anche confusionario, svolgeva però una mole di lavoro ingente ed era, sul piano umano ed etico, una persona come ne esistono poche: ci mancano tantissimo la sua simpatia e la sua dedizione al Sodalizio. Lunedì prossimo ricorre il trigesimo della sua scomparsa: sono certo che molti di noi parteciperanno alla messa che verrà celebrata per l’occasione alle 18 del 19 maggio nella chiesa parrocchiale di San Marco Evangelista a piazza Giuliani e Dalmati”.

Quindi Gradi ringrazia i presenti della partecipazione all’evento odierno, un momento di aggregazione di così ampia portata che da solo giustifica l’esistenza dell’Associazione: “Anche oggi, pur con qualche comprensibile contrattempo (non è mai facile organizzare una manifestazione alla quale prendono parte quasi 220 persone) di cui mi scuso, siamo riusciti a trascorrere una piacevole mattinata: abbiamo visitato siti interessantissimi, abbiamo DSC00764mangiato benissimo e colgo l’occasione per complimentarmi con la direzione e il personale del ristorante che in un paio d’ore sono stati in grado di servire un pranzo completo e ben cucinato a così tanti commensali. Ma soprattutto, ed è quello che conta di più, abbiamo rinnovato quei vincoli di amicizia e di fraternità tra colleghi in pensione e colleghi in servizio che costituiscono lo spirito fondante dell’Associazione”. “Associazione - prosegue il Presidente - per la quale però non nascondo qualche preoccupazione: l’Acea ancora non ci ha dato il solito contributo annuale né ha risposto alle nostre proposte di ripristinare la premiazione dei dipendenti con 25 e 35 anni di servizio. Come ricorderete (l’ho detto e scritto in altre occasioni), a proposito della premiazione avevamo raggiunto di fatto un accordo e stavamo per passare alla fase organizzativa, ma poi l’uscita dall’Azienda di chi aveva mostrato particolare sensibilità alle nostre istanze ci ha fatto tornare all’anno zero. Stiamo, comunque, continuando a pressare l’Acea sia sulla premiazione sia sull’erogazione del contributo, ma nello stesso tempo stiamo anche studiando delle iniziative alternative, tra cui la possibilità di ritoccare la quota d’iscrizione, ferma ormai da diversi anni. Se fosse inevitabile questo ritocco, DSC00765sono certo di poter contare sulla vostra comprensione e sulla vostra solidarietà”.

DSC00767Chiuso anche il capitolo rapporti con l’Azienda, il Presidente premia i Fedelissimi con oggetti  (un astuccio con penna e matita e un portachiavi, entrambi con il logo delle Medaglie d’Oro) di modesto valore economico ma di forte valore simbolico, perché testimoniano la gratitudine DSC00768dell’Associazione  nei confronti di chi per tanti anni ha contribuito con la sua partecipazione e  con la sua quota d’iscrizione a far svolgere al Sodalizio la attività per la DSC00770quale è stata costituito; Beniamino Bagozzi, Sergio Corinaldesi, Luciano Giuli (il quale riceve anche una lupa argentata non avendo ritirato, per un disguido, il gadget spettante al Socio al momento del pensionamento) e Arnaldo Subissi, il quale spiritosamente tiene a precisare che “questo è il premio per i miei primi 20 anni di iscrizione all’Associazione”.

 

Informazioni sulle iniziative dell’Associazione e il ritorno a Roma

Gradi ha terminato quanto di sua competenza e lascia il microfono al Vice Presidente Fabrizio Crespi per delle comunicazioni di servizio. “Innanzi tutto - è l’esordio di Crespi - mi associo al open busPresidente nel rendere omaggio alla figura di Cilione, il nostro indimenticabile Peppe, poi vorrei ricordarvi alcune iniziative in cantiere. La prima è quella della visita di Roma sull’Open  bus di sabato 7 giugno: è stato definito il prezzo, 12 euro a persona invece dei 15 previsti, l’orario di partenza (le 10), il mezzo (il trambus 110) e il punto di partenza (il capolinea del 110 a piazza dei Cinquecento).

La seconda è il mini soggiorno a Norcia dal 10  al 12 giugno, sconsigliato per chi ha problemi di linea perché la cucina dell’Hotel Salicone che ospiterà i norciapartecipanti è famosa per l’irresistibile prelibatezza dei suoi piatti e per la generosità delle portate”.

Oltre Norcia, prosegue il Vice Presidente, si visiteranno Spello, l’Abbazia di sant’Eutizio, il paese di Castelluccio, famoso per le lenticchie, e Cascia con il Santuario dedicato a Santa Rita. Infine, una novità: “Accogliendo i suggerimenti di alcuni Soci, che ritengono Courmayeur, situata a quasi 1300 metri sul livello del mare, troppo alta per il soggiorno estivo montano, abbiamo optato per Vipiteno, una deliziosa cittadina dell’Alto Adige a circa 950 metri di altitudine e quindi accessibile anche a chi ha problemi di pressione untitled e/o cardiovascolari. L’albergo prescelto, il Lemm, è posizionato nel centro del paese ed è tra i migliori della zona, il prezzo dell’intero soggiorno è più basso di quello di Courmayeur (800 euro invece di 990), il programma è ugualmente ricco e articolato e prevede  numerose escursioni, tra cui quelle a Innsbruck, al lago di Braies, a San Candido e in Val Vizze. Ovviamente, chi vuole può restare a Vipiteno e usufruire dei servizi dell’albergo che mette a disposizione dei clienti anche un centro benessere. Data la ristrettezza dei tempi, coloro che non avevano programmato Courmayeur e intendono invece andare a Vipiteno, debbono versare l’intera quota di partecipazione in un’unica soluzione: l’Economo Cassiere Scimeca è a loro disposizione sin da questo momento. Ci stiamo attrezzando per far conoscere a tutti questo cambio di programma, sia attraverso il sito sia tramite una lettera che verrà inviata quanto prima agli iscritti. Prima di chiudere queste comunicazioni di servizio, vorrei ringraziare Laura Didomenico dell’Hotel Villa Ida: il suo prezioso lavoro di coordinamento ha reso possibile la realizzazione dell’evento odierno”.

Sollecitata dall’elogio di Crespi, Laura prende a sua volta la parola per ringraziare l’Associazione e i partecipanti tutti, per ricordare che la proficua collaborazione con l’Associazione ha già permesso lo svolgimento di un paio di riuscitissimi eventi e per anticipare che proprio con il Vice Presidente sta studiando la possibilità di organizzare un’altra iniziativa mirata a far conoscere qualche altro angolo di questa splendida Ciociaria. Infine, invita tutti i presenti a trasferirsi, dopo il caffè, nel gazebo del giardino dell’hotel, dove sarà possibile degustare e acquistare prodotti tipici della zona.

L’invito viene accolto e, sfidando la pioggia che sta imperversando da alcune ore, in molti ci trasferiamo nel gazebo e acquistiamo dolcetti vari, formaggi, salumi, miele e altre squisitezze ciociare. Quindi tutti sui pullman e partenza per Roma dove, dopo la solita sosta a metà strada, arriviamo alle 19,45 pronti a ripartire per i nuovi lidi proposti dall’Associazione.

 

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